
A cura di Patrizia Silingardi e Sonia Schiavone
8 maggio – 20 giugno 2009
vernissage venerdì 8 maggio 2009 ore 19.00
c/o MelePere(verona)
in miniatura
vernissage sabato 16 maggio 2009 ore 19.00
c/o Vetusta(modena)
Venerdì 8 maggio 2009 inaugura presso la Galleria MelePere di Verona la personale Mustafa Sabbagh. Sensibile interprete di una ritrattistica fotografica che da sempre elude gli artifizi patinati consoni agli stilemi della moda, propone una serie di lavori che si articolano tra i suggestivi sotterranei della galleria veronese MelePere, risalenti al XII secolo. Il contesto vernacolare, impuro e dimesso sottolinea controverse sospensioni percettive. La sua Fotografia è un riflesso tiepido e pacato, una distillazione limpida, una preziosa cristallizzazione. Adolescenziali fisionomie intrise di raro lirismo si susseguono nel manifestare le fascinazioni del sidereo, del lenticolare, di quell’estetica d’oltralpe – fiamminga e scandinava – che dalle antiche intuizioni della Scuola quattrocentesca delle Fiandre, si compie nell’odierna avanguardia di Tillmans, Teller e Dijsktra. In luogo ad ogni attributo iconografico che possa compromettere il desiderio di una seppur labile eternità estetica, il nudo, la carne, l’epitaliale sono il suo ideale: il punctum si insinua come efelide, piccola vena sottocutanea, accidente, contusione e piccola ferita. Disseminate di divine imperfezioni – nei modi caravaggeschi e preraffaelliti che ebbero la sacrilega ambizione nel ritrarre qualcosa di ultraterreno nei panni impuri della cruda realtà – le pose assecondano un immobilismo ghiacciato di inaudita immediatezza. In qualche caso compare un dinamismo cupo e suadente, pervaso da uno spleen romanticheggiante, di erotismo rassegnato, incompiuto. Ne conviene una sorta di neoclassicismo velatamente espressionista dove la vertigine del reale, la meraviglia dell’immondo, la perfettibile imperfezione si impongono come unici stilemi di una galleria di volti che descrive un’epoca decadente, afflitta, emaciata, sotterranea – underground -.
Mustafa Sabbagh nasce ad Amman (Giordania) e studia architettura all’università di Venezia. Dal 2006 insegna fotografia e comunicazione presso la Facoltà di Architettura del Università di Ferrara. Formatosi a Londra come assistente di Richard Avedon, nel 2007 svolge un progetto didattico di shooting alla Central Saint Martins College of Art and Design. Collabora e pubblica diversi lavori in numerose testate tra le quali Arena, the face, Vogue Italia, L’uomo Vogue, Rodeo, Gasby, Front, Kult, ecc. Dal 2004 partecipa a diversi progetti editoriali ed espositivi (bread & butter, Berlino,2004; Human game e Welcome TO MY HOUSE, Firenze, Fondazione Pitti 2006; Lee jeans book , Berlino; bepositive, edwin, forfex, Milano, White, 2009; Carne, Milano, Superstudio, 2009). Sempre nel 2009 partecipa a Like-us, mostra d'arte itinerante ed interdisciplinare che omaggia il genio di Tina Modotti, inserita nel Circuito Off di Bologna Arte Fiera.

1 commenti:
Pure and Innocent White Rose.
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