mercoledì 28 maggio 2008

Lavori lunghi un giorno



PAOLA BORGONZONI GHIRRI
n.111 Lavori lunghi un giorno

“Eccole qui ancora, sedute in giardino su bianche panchine, a sorseggiare tè da bianche porcellane, dono dalla Cina, osservando una cartolina spedita da un fratello maggiore che sta scalando il Monte Bianco. E intanto sognano bianche nozze…”
D. JARMAN, Chroma.

Sabato 7 giugno 2008 alle ore 19.00 Studio Vetusta presenta il lavoro di
Paola Borgonzoni Ghirri.
Leziosi arredi di bambola, lanterne e curiosi copricapi con le orecchie; appunti, ricordi, lettere ed inusitate poesie; vestiti di carta, “Scarpe di foglie” e anche il misterioso “Libro della Nebbia”. Contro l’oblio o anche solo per un lieve sorriso di sbieco, un lillipuziano ricettacolo di giocattoli “sovviene” a costituire la scenografia onirica di un melanconico teatrino pomeridiano nel quale perdersi nei ricordi e nelle dimenticanze. Poiché tutti i sogni sempre svaniscono all’alba, Paola Bergonzoni Ghirri, si affretta, sprezzante e veloce, a restituirne un appunto, una labile concrezione. Giocattoliera vittoriana, perturbata chiffonieuse, poetica catalogatrice di consunti frammenti naturali, in questi modi racconta le proprie sospensioni esistenziali. Racchiuso in tavolo che diviene teca, oppure sopra ad un piedistallo, ogni oggetto e superficie compone un’infantile elegia del Bianco. Siccome il Bianco riguarda l’ontologismo fenomenico, l’assenza e l’essenza, l’immacolato cerimoniale della catarsi, il silenzio di sensi, lo strambo incantesimo che “addormenta” tutte le possibilità della materia, gli oggetti bianchi di Paola Bergonzoni Ghirri sono dunque atti alla significazione del pallore, dello struggimento e della melanconia. Il Bianco è terapia purificatrice, copertura anestetica che permette agli oggetti di sopravvivere alla precarietà semantica e al détournement, ma al contempo, sarà anche una strategia percettiva “negativa” che di volta in volta verrà alterata, corrotta, modificata, “sporcata” dagli accidenti dell’esistenza bassa, “terrena”. Attraversato dal trascorre del tempo e dal depositarsi della polvere, il “biancore” innocente di ognuno dei manufatti rivelerà infine la propria segreta natura umbratile divenendo couleur accidentelle, da considerarsi quindi inessenziale e casuale alla stregua delle illusioni e deficienze; “impuro” nel senso costitutivo che spesso riguarda gli ingiusti-ingiustificati terribili accidenti della vita.

0 commenti: