mercoledì 14 maggio 2008

colleen



Liuti del XVI secolo, gamelan indonesiani, campionamenti classici, carillon vittoriani. Il mondo interiore della francese Cécile Schott nel momento in cui pensieri, impressioni, idee e ricordi evaporano sotto forma di suoni e diventano la musica di Colleen.
Sarà forse etichettabile come ambient folktronica, ovattata e personalissima, ma la musica di Colleen è soprattutto l’esprimersi senza freni inibitori di uno, cento, mille mondi interiori. Vengono alla mente le figure fantasiose delle siepi di Edward Mani di Forbice come via di uscita per l’immaginazione coltivata con la cura maniacale del solitario. Cécile Schott, nella placida noia di un paesino a sud di Parigi ha trovato il modo di dipingere con la musica i suoi astratti assiomi, là dove alzando lo sguardo al cielo, le nuvole assumono forme sempre nuove e tutte da scoprire.


1 commenti:

Zakuro ha detto...

Fragile Beauty,,,.