mercoledì 11 novembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
“47”
Art Verona +
FestivalFilosofia2009SullaComunità
18/19/20settembre2009
studio vetusta/melepere
presenta
gilda scaglioni
giulia ferrarese
luiza samanda turrini
“47”
maramures,sặpånţa,cimitirul,vesel:
abracadabra dell’allegrezza e del compianto
a cura di Patrizia Silingardi e Sonia Schiavone
con Adriana Jebeleanu
In occasione di ArtVerona, prestigiosa cornice dell’arte contemporanea internazionale, MelePere presenta un progetto espositivo legato al Festival della Filosofia, che si svolge a Modena in contemporanea. In collaborazione con la galleria StudioVetusta e declinando il tema del Festival – la comunità – sulla sua effettiva possibilità di conservazione e memoria quale è da intendersi il luogo del cimitero, MelePere propone il confronto interdisciplinare di tre artiste, Gilda Scaglioni, Giulia Ferrarese e Luiza Samanda Turrini, che di volta in volta, attraverso l’istallazione, il video e la scrittura, argomentano le fascinazioni concettuali di questo luogo. Il progetto è contraddistinto dal numero “47”, che nella cabala significa infatti “morto che parla”. In particolare, al contempo includendo le valenze fiabesche del sortilegio, l’abracadabra cui allude il titolo fornisce precise coordinate spaziali, vere e proprie indicazioni geografiche atte ad indicare un remoto distretto della Romania ai confini con l’Ungheria, Maramures, dove, nella piccola cittadina di Sãpånta, veniva creato negli anni Settanta uno straordinario museo en plein air: il “Cimitirul Vesel”: il Cimitero Allegro, dove a dispetto delle consuete convenzioni – da sempre dedite alla cupa tristezza del lutto - è celebrata l’allegrezza e la gioia. Per Gilda Scaglioni si tratta di creare sepolcri, epitaffi, memorabilia che significano un evento da ricordare con lieve sorriso. Un’albero genealogico degli indimeticati vestiti delle bambole – una sorta di circuito elettrico - è il pretesto per raccontare il languore di un’assenza-presenza di cui è rimasto solo il fantasma, la veste. L’ immanenza degli oggetti, pur sempre connotati da lente pratiche quali il cucito, la scrittura, la composizione accurata – perviene a trascrivere un leggero sentimento di infantile stupore, di perduta inconsapevole felicità. Gli stessi graditi fantasmi, così come quel nostalgico passato di profonda affezione e rimembranza, si raccolgono nel contributo letterario di Luiza Samanda Turrini che presenta una prosa inedita, in cui la parola, come un gioiello, è fine e “cesellata” nel trascrivere il soliloquio degli scomparsi. Nel proporre il suo minuto cimitero allegro, partecipa alla riflessione su quelle indispensabili occorrenze quali sono la preservazione e la memoria al di là delle effimere esistenze. Intanto a scandire l’inesorabile e sempre uguale passaggio del tempo, Giulia Ferrarese si adopera nell’implacabile e sonnolente videoregistrazione di ombre e sole, soffermandosi su cosa galleggia o è prossimo alla marcescenza, intenta a cogliere - nei modi di Baudelaire e dell’apparente minimalismo del cinema russo e d’oltralpe - un qualsivoglia respiro che davvero non sia umano.
vernissage venerdì 18 settembre 2009 ore 19.00
c/o studiovetusta, modena,via carteria60
opening 18-19-20 settembre h.19.00/22.00
c/o melepere,verona,via sottoriva12
melepereverona37121viasottoriva12info390458015353www.melepere.com
vetustamodena41100viacarteria60info393475601841studiovetusta.blogspot.com
Luiza Samanda Turrini
THE DEAD
Ci sentite? Riuscite a sentirci?
Noi non parleremo al vostro orecchio.
Non è con il vostro orecchio
che dovete ascoltarci
Sono altri, i portali
Vi ricordate
di noi?
Nel corso del tempo
Abbiamo avuto
Altri nomi
Voi ci chiamavate
i Viaggiatori
i Sognatori
gli Ammalati
gli Incantati
Ma ora
Ci chiamate
Con un altro
Nome
Noi siamo i Morti
Siamo qui per dirvi
per parlarvi per dirvi che
per
chiedervi
che cosa dovremmo
sentire
per chi
ci disconosce
per chi non vuole vederci
per chi fa finta che noi
non esistiamo
per chi
senza nemmeno saperlo
ci offende
noi vorremmo
scioglierci nelle acque
sprofondare nell’odoroso
e buio
grembo terrestre
o esplodere verso l’alto
portati dalla fiamma
ma voi ci rinchiudete
in scatole ermeticamente chiuse
e i nostri passamenti si dilatano
lì chiusi per anni
finchè la nostra macchina esplosa
non si dissolve
i passamenti
sembrano
non finire mai
e noi guardiamo
quasi con curiosità
lo scempio
ermeticamente chiuso
e pensiamo che davvero
abbiamo perduto il supporto
dell’amore
di chi rimane
se voi ci amaste
se ci amaste davvero
dovreste mangiarci
ma voi avete orrore
di noi
noi siamo gli altri
Noi non siamo uguali a voi
Voi vi muovete, siete in movimento
Il vostro movimento non cessa
mai
nemmeno quando cadete addormentati
Nemmeno quando le vostre teste
sono attraversate
dalle onde theta
del coma
Nell’immobilità più assoluta, se qualcuno vi sposta
il vostro movimento genera
onde armoniche
Noi no
Vi ricordate?
Vi ricordate del nostro corpo,
dopo che noi siamo passati
Di Là?
Era come un minerale
un guscio vuoto
fermo
Vi ricordate dei movimenti
dei nostri corpi
evacuati?
Erano sordi. Si incuneavano nei sostegni
Erano dei
non-movimenti
Oh, la danza delle molecole viventi
Perpetua
Come una sinfonia
Voi dite
che come voi
è meglio
La vita è meglio della morte!
voi dite
Quando lo dite, noi sorridiamo
È come il ricordo
di un sorriso
È meglio?
È peggio?
È meglio la gemma dell’infazia
o il fiore
della giovinezza?
Ci sono i vantaggi
e gli svantaggi
intrecciati fra loro
come una tela
I vostri vantaggi sono le Cinque Maestà,
i vostri portali
che in realtà sono
molti di più
i cinque che conoscete
sondano e scompongono il mondo
e lo riuniscono insieme
nel corpo
Così il corpo e il mondo diventano uno
Ma il vostro corpo si percepisce
come separato
E questo per noi è un mistero.
Noi abbiamo dimenticato
Come questo
Sia possibile.
I portali
Sono un capolavoro
Il caldo tatto, che avvolge i vostri esseri
come una coperta di piume
Il voluttuoso gusto
che stacca pezzi grondanti di mondo e
li porta dentro di voi
L’odorato
che vi parla come la musica, e si conficca
negli stati più profondi
della memoria
L’udito,
che trasforma il mondo
in un giardino di fruscii, di canti,
di silenzio urlante
E la vista,
il divino raggio
il soffio
della conoscenza.
Che forza
Che nettezza
Che splendore
Noi non ce li abbiamo più
Quello che ci rimane
È pallido ed attutito
Come in un sogno
Noi abbiamo evacuato
l’ancora del corpo.
Siamo decollati.
E ora siamo
in balia
Delle correnti.
Che
Cosa
E’
Successo?
Ci abbiamo messo un po’
prima di
prenderne atto.
Il dolore è stato
Fortissimo
Il dolore più grande
di tutta
la vita
Il corpo non lo ha retto.
Si è schiantato
Non importa
come ci arriverete.
Nel sonno, nella malattia, nella tortura
Il picco è uguale per tutti.
E non è
facile
È difficile
È la cosa più difficile che vi capiterà di fare
Morire
Il dolore è
Indicibile
.
Il corpo si schianta. Esplode.
Il tempo finisce
Ma dopo
Nell’attimo
sulla soglia
Nel momento
del rilascio
Sopravviene
L’ultima
Sensazione
Un piacere
Infinito
Come il dolore che è venuto prima di esso
Sfuma
come un ricordo
Come qualcosa che non c’è
Perché noi
cessiamo di esserci
come voi farete
tutti voi
lo farete
E poi?
Cosa succede poi?
Noi vediamo
che voi volete sapere
che cosa succede
poi
Succede che
Si abbandona
il corpo schiantato
si esce
Fuori
e fuori non c’è più il tempo
l’argine del fiume in cui il tempo
scorre
è il corpo
e quando il corpo finisce
il fiume del tempo si getta nell’oceano
dove non esiste né prima né dopo
ma tutto avviene in un eterno presente
come nei sogni
noi perdiamo il corpo
e in quel momento capiamo
che il poema
del suo movimento costante
è solo un pallido preludio
di ciò che
viene dopo
noi prendiamo il volo
voliamo
intorno alle case
alle montagne
sfioriamo le cime degli alberi
le distese di nubi
vediamo la terra dall’alto
scorporati
non abbiamo più vincoli
di gravità e di peso
andiamo
da un mondo all’altro
senza più leggi terrestri
a cui obbedire
come nei sogni
a volte indugiamo presso di voi
vi spianiamo le strade
allineiamo i crocicchi
oppure vi urliamo
di non andare
e il sogno diventa
bellissimo
quando voi
ci sentite
e ora vediamo
che voi ci chiedete
ci incalzate
volete sapere
della nostra natura
vedrete
la morte
la morte
la morte non è che
un passaggio
a una fase ulteriore
una fase priva
della meravigliosa
e pesante
cassa di risonanza
della carne
e dell’io
una fase
più
sottile
in cui rimangono solo
molecole
ed elettricità
onde
noi siamo come
le onde
passiamo attraverso
le cose
sentiamo
le modulazioni di frequenza
dei pensieri
e delle intenzioni
vediamo tutto
dall’alto
vediamo
la mappatura
e non siamo
come voi ci credete
eterni
la vostra memoria di noi
ci lega
a prima
quando la vostra memoria
si dissolve
il legame si spezza
e noi
viaggiamo
per diporto
fino a che
non sentiamo
qualcosa
che sembra
il ricordo della stanchezza
e allora
decidiamo
di dissolverci
di disperdere
i nostri atomi
nel mondo
cadendo come semi
nella terra
nelle pietre
nel mare
e questa volta
tutto
avviene
senza dolore
in pace
ma prima che questo accada
prima di riuscire a governare il sogno
noi continuiamo ad esserci
e amiamo i profumi
le luci
le cose che ci assomigliano
i suoni
quando voi ce le portate
portate a noi luci, profumi, suoni
essi ci accarezzano
ci toccano
e noi siamo
felici
è come
il ricordo
della felicità
ma più di tutto
amiamo
parlarvi
nelle ore buie
nelle ore
solitarie
se voi vi metterete all’ascolto
noi vi parleremo
vi parliamo a volte
attraverso canzoni
attraverso immagini improvvise
attraverso
parole
scritte da altri
noi abbiamo il potere
di piegare
i crocicchi invisibili
noi siamo forti
e numerosi
come le onde del mare
e possiamo
portarvi in dono
parole e immagini
portarvi armonie musicali
ma se voi volete
la notte riuscirete a parlarci
nelle bolle di silenzio
dovrete fare attenzione
e scartare tutte le altre voci
dentro la vostra testa
e sintonizzarvi
sulla nostra
noi non vi mentiremo
fra voi c’è chi
riesce ad ascoltarci
meglio
perché il fragore del mondo
non riesce a portarselo
assieme agli altri
e questo chi
spesso sente che
deve risponderci
e allora fa delle cose
cose purificate
che mostrano
lui
e il mondo
com’è davvero
e come dovrebbe essere
questo chi
da corpo
a ciò che noi gli suggeriamo
perché attenzione
tutte le vere visioni
sono visioni
dell’Aldilà
così viene preparato il fondale
del trapasso
il paesaggio di là
per quando passeranno
quelli fra voi
che sanno
ascoltarci
e darci risposta
Noi parliamo di noi e di voi
Perché voi
possiate capirci
Ma in realtà
non esiste
un noi e un voi
Perché tutti voi
diventerete noi
Nessuno escluso
non dovete avere
paura
noi siamo stati voi
voi tutti sarete noi
noi e voi
siamo la stessa cosa



FestivalFilosofia2009SullaComunità
18/19/20settembre2009
studio vetusta/melepere
presenta
gilda scaglioni
giulia ferrarese
luiza samanda turrini
“47”
maramures,sặpånţa,cimitirul,vesel:
abracadabra dell’allegrezza e del compianto
a cura di Patrizia Silingardi e Sonia Schiavone
con Adriana Jebeleanu
In occasione di ArtVerona, prestigiosa cornice dell’arte contemporanea internazionale, MelePere presenta un progetto espositivo legato al Festival della Filosofia, che si svolge a Modena in contemporanea. In collaborazione con la galleria StudioVetusta e declinando il tema del Festival – la comunità – sulla sua effettiva possibilità di conservazione e memoria quale è da intendersi il luogo del cimitero, MelePere propone il confronto interdisciplinare di tre artiste, Gilda Scaglioni, Giulia Ferrarese e Luiza Samanda Turrini, che di volta in volta, attraverso l’istallazione, il video e la scrittura, argomentano le fascinazioni concettuali di questo luogo. Il progetto è contraddistinto dal numero “47”, che nella cabala significa infatti “morto che parla”. In particolare, al contempo includendo le valenze fiabesche del sortilegio, l’abracadabra cui allude il titolo fornisce precise coordinate spaziali, vere e proprie indicazioni geografiche atte ad indicare un remoto distretto della Romania ai confini con l’Ungheria, Maramures, dove, nella piccola cittadina di Sãpånta, veniva creato negli anni Settanta uno straordinario museo en plein air: il “Cimitirul Vesel”: il Cimitero Allegro, dove a dispetto delle consuete convenzioni – da sempre dedite alla cupa tristezza del lutto - è celebrata l’allegrezza e la gioia. Per Gilda Scaglioni si tratta di creare sepolcri, epitaffi, memorabilia che significano un evento da ricordare con lieve sorriso. Un’albero genealogico degli indimeticati vestiti delle bambole – una sorta di circuito elettrico - è il pretesto per raccontare il languore di un’assenza-presenza di cui è rimasto solo il fantasma, la veste. L’ immanenza degli oggetti, pur sempre connotati da lente pratiche quali il cucito, la scrittura, la composizione accurata – perviene a trascrivere un leggero sentimento di infantile stupore, di perduta inconsapevole felicità. Gli stessi graditi fantasmi, così come quel nostalgico passato di profonda affezione e rimembranza, si raccolgono nel contributo letterario di Luiza Samanda Turrini che presenta una prosa inedita, in cui la parola, come un gioiello, è fine e “cesellata” nel trascrivere il soliloquio degli scomparsi. Nel proporre il suo minuto cimitero allegro, partecipa alla riflessione su quelle indispensabili occorrenze quali sono la preservazione e la memoria al di là delle effimere esistenze. Intanto a scandire l’inesorabile e sempre uguale passaggio del tempo, Giulia Ferrarese si adopera nell’implacabile e sonnolente videoregistrazione di ombre e sole, soffermandosi su cosa galleggia o è prossimo alla marcescenza, intenta a cogliere - nei modi di Baudelaire e dell’apparente minimalismo del cinema russo e d’oltralpe - un qualsivoglia respiro che davvero non sia umano.
vernissage venerdì 18 settembre 2009 ore 19.00
c/o studiovetusta, modena,via carteria60
opening 18-19-20 settembre h.19.00/22.00
c/o melepere,verona,via sottoriva12
melepereverona37121viasottoriva12info390458015353www.melepere.com
vetustamodena41100viacarteria60info393475601841studiovetusta.blogspot.com
Luiza Samanda Turrini
THE DEAD
Ci sentite? Riuscite a sentirci?
Noi non parleremo al vostro orecchio.
Non è con il vostro orecchio
che dovete ascoltarci
Sono altri, i portali
Vi ricordate
di noi?
Nel corso del tempo
Abbiamo avuto
Altri nomi
Voi ci chiamavate
i Viaggiatori
i Sognatori
gli Ammalati
gli Incantati
Ma ora
Ci chiamate
Con un altro
Nome
Noi siamo i Morti
Siamo qui per dirvi
per parlarvi per dirvi che
per
chiedervi
che cosa dovremmo
sentire
per chi
ci disconosce
per chi non vuole vederci
per chi fa finta che noi
non esistiamo
per chi
senza nemmeno saperlo
ci offende
noi vorremmo
scioglierci nelle acque
sprofondare nell’odoroso
e buio
grembo terrestre
o esplodere verso l’alto
portati dalla fiamma
ma voi ci rinchiudete
in scatole ermeticamente chiuse
e i nostri passamenti si dilatano
lì chiusi per anni
finchè la nostra macchina esplosa
non si dissolve
i passamenti
sembrano
non finire mai
e noi guardiamo
quasi con curiosità
lo scempio
ermeticamente chiuso
e pensiamo che davvero
abbiamo perduto il supporto
dell’amore
di chi rimane
se voi ci amaste
se ci amaste davvero
dovreste mangiarci
ma voi avete orrore
di noi
noi siamo gli altri
Noi non siamo uguali a voi
Voi vi muovete, siete in movimento
Il vostro movimento non cessa
mai
nemmeno quando cadete addormentati
Nemmeno quando le vostre teste
sono attraversate
dalle onde theta
del coma
Nell’immobilità più assoluta, se qualcuno vi sposta
il vostro movimento genera
onde armoniche
Noi no
Vi ricordate?
Vi ricordate del nostro corpo,
dopo che noi siamo passati
Di Là?
Era come un minerale
un guscio vuoto
fermo
Vi ricordate dei movimenti
dei nostri corpi
evacuati?
Erano sordi. Si incuneavano nei sostegni
Erano dei
non-movimenti
Oh, la danza delle molecole viventi
Perpetua
Come una sinfonia
Voi dite
che come voi
è meglio
La vita è meglio della morte!
voi dite
Quando lo dite, noi sorridiamo
È come il ricordo
di un sorriso
È meglio?
È peggio?
È meglio la gemma dell’infazia
o il fiore
della giovinezza?
Ci sono i vantaggi
e gli svantaggi
intrecciati fra loro
come una tela
I vostri vantaggi sono le Cinque Maestà,
i vostri portali
che in realtà sono
molti di più
i cinque che conoscete
sondano e scompongono il mondo
e lo riuniscono insieme
nel corpo
Così il corpo e il mondo diventano uno
Ma il vostro corpo si percepisce
come separato
E questo per noi è un mistero.
Noi abbiamo dimenticato
Come questo
Sia possibile.
I portali
Sono un capolavoro
Il caldo tatto, che avvolge i vostri esseri
come una coperta di piume
Il voluttuoso gusto
che stacca pezzi grondanti di mondo e
li porta dentro di voi
L’odorato
che vi parla come la musica, e si conficca
negli stati più profondi
della memoria
L’udito,
che trasforma il mondo
in un giardino di fruscii, di canti,
di silenzio urlante
E la vista,
il divino raggio
il soffio
della conoscenza.
Che forza
Che nettezza
Che splendore
Noi non ce li abbiamo più
Quello che ci rimane
È pallido ed attutito
Come in un sogno
Noi abbiamo evacuato
l’ancora del corpo.
Siamo decollati.
E ora siamo
in balia
Delle correnti.
Che
Cosa
E’
Successo?
Ci abbiamo messo un po’
prima di
prenderne atto.
Il dolore è stato
Fortissimo
Il dolore più grande
di tutta
la vita
Il corpo non lo ha retto.
Si è schiantato
Non importa
come ci arriverete.
Nel sonno, nella malattia, nella tortura
Il picco è uguale per tutti.
E non è
facile
È difficile
È la cosa più difficile che vi capiterà di fare
Morire
Il dolore è
Indicibile
.
Il corpo si schianta. Esplode.
Il tempo finisce
Ma dopo
Nell’attimo
sulla soglia
Nel momento
del rilascio
Sopravviene
L’ultima
Sensazione
Un piacere
Infinito
Come il dolore che è venuto prima di esso
Sfuma
come un ricordo
Come qualcosa che non c’è
Perché noi
cessiamo di esserci
come voi farete
tutti voi
lo farete
E poi?
Cosa succede poi?
Noi vediamo
che voi volete sapere
che cosa succede
poi
Succede che
Si abbandona
il corpo schiantato
si esce
Fuori
e fuori non c’è più il tempo
l’argine del fiume in cui il tempo
scorre
è il corpo
e quando il corpo finisce
il fiume del tempo si getta nell’oceano
dove non esiste né prima né dopo
ma tutto avviene in un eterno presente
come nei sogni
noi perdiamo il corpo
e in quel momento capiamo
che il poema
del suo movimento costante
è solo un pallido preludio
di ciò che
viene dopo
noi prendiamo il volo
voliamo
intorno alle case
alle montagne
sfioriamo le cime degli alberi
le distese di nubi
vediamo la terra dall’alto
scorporati
non abbiamo più vincoli
di gravità e di peso
andiamo
da un mondo all’altro
senza più leggi terrestri
a cui obbedire
come nei sogni
a volte indugiamo presso di voi
vi spianiamo le strade
allineiamo i crocicchi
oppure vi urliamo
di non andare
e il sogno diventa
bellissimo
quando voi
ci sentite
e ora vediamo
che voi ci chiedete
ci incalzate
volete sapere
della nostra natura
vedrete
la morte
la morte
la morte non è che
un passaggio
a una fase ulteriore
una fase priva
della meravigliosa
e pesante
cassa di risonanza
della carne
e dell’io
una fase
più
sottile
in cui rimangono solo
molecole
ed elettricità
onde
noi siamo come
le onde
passiamo attraverso
le cose
sentiamo
le modulazioni di frequenza
dei pensieri
e delle intenzioni
vediamo tutto
dall’alto
vediamo
la mappatura
e non siamo
come voi ci credete
eterni
la vostra memoria di noi
ci lega
a prima
quando la vostra memoria
si dissolve
il legame si spezza
e noi
viaggiamo
per diporto
fino a che
non sentiamo
qualcosa
che sembra
il ricordo della stanchezza
e allora
decidiamo
di dissolverci
di disperdere
i nostri atomi
nel mondo
cadendo come semi
nella terra
nelle pietre
nel mare
e questa volta
tutto
avviene
senza dolore
in pace
ma prima che questo accada
prima di riuscire a governare il sogno
noi continuiamo ad esserci
e amiamo i profumi
le luci
le cose che ci assomigliano
i suoni
quando voi ce le portate
portate a noi luci, profumi, suoni
essi ci accarezzano
ci toccano
e noi siamo
felici
è come
il ricordo
della felicità
ma più di tutto
amiamo
parlarvi
nelle ore buie
nelle ore
solitarie
se voi vi metterete all’ascolto
noi vi parleremo
vi parliamo a volte
attraverso canzoni
attraverso immagini improvvise
attraverso
parole
scritte da altri
noi abbiamo il potere
di piegare
i crocicchi invisibili
noi siamo forti
e numerosi
come le onde del mare
e possiamo
portarvi in dono
parole e immagini
portarvi armonie musicali
ma se voi volete
la notte riuscirete a parlarci
nelle bolle di silenzio
dovrete fare attenzione
e scartare tutte le altre voci
dentro la vostra testa
e sintonizzarvi
sulla nostra
noi non vi mentiremo
fra voi c’è chi
riesce ad ascoltarci
meglio
perché il fragore del mondo
non riesce a portarselo
assieme agli altri
e questo chi
spesso sente che
deve risponderci
e allora fa delle cose
cose purificate
che mostrano
lui
e il mondo
com’è davvero
e come dovrebbe essere
questo chi
da corpo
a ciò che noi gli suggeriamo
perché attenzione
tutte le vere visioni
sono visioni
dell’Aldilà
così viene preparato il fondale
del trapasso
il paesaggio di là
per quando passeranno
quelli fra voi
che sanno
ascoltarci
e darci risposta
Noi parliamo di noi e di voi
Perché voi
possiate capirci
Ma in realtà
non esiste
un noi e un voi
Perché tutti voi
diventerete noi
Nessuno escluso
non dovete avere
paura
noi siamo stati voi
voi tutti sarete noi
noi e voi
siamo la stessa cosa
sabato 9 maggio 2009
MUSTAFA SABBAGH ultre l’epiteliale

A cura di Patrizia Silingardi e Sonia Schiavone
8 maggio – 20 giugno 2009
vernissage venerdì 8 maggio 2009 ore 19.00
c/o MelePere(verona)
in miniatura
vernissage sabato 16 maggio 2009 ore 19.00
c/o Vetusta(modena)
Venerdì 8 maggio 2009 inaugura presso la Galleria MelePere di Verona la personale Mustafa Sabbagh. Sensibile interprete di una ritrattistica fotografica che da sempre elude gli artifizi patinati consoni agli stilemi della moda, propone una serie di lavori che si articolano tra i suggestivi sotterranei della galleria veronese MelePere, risalenti al XII secolo. Il contesto vernacolare, impuro e dimesso sottolinea controverse sospensioni percettive. La sua Fotografia è un riflesso tiepido e pacato, una distillazione limpida, una preziosa cristallizzazione. Adolescenziali fisionomie intrise di raro lirismo si susseguono nel manifestare le fascinazioni del sidereo, del lenticolare, di quell’estetica d’oltralpe – fiamminga e scandinava – che dalle antiche intuizioni della Scuola quattrocentesca delle Fiandre, si compie nell’odierna avanguardia di Tillmans, Teller e Dijsktra. In luogo ad ogni attributo iconografico che possa compromettere il desiderio di una seppur labile eternità estetica, il nudo, la carne, l’epitaliale sono il suo ideale: il punctum si insinua come efelide, piccola vena sottocutanea, accidente, contusione e piccola ferita. Disseminate di divine imperfezioni – nei modi caravaggeschi e preraffaelliti che ebbero la sacrilega ambizione nel ritrarre qualcosa di ultraterreno nei panni impuri della cruda realtà – le pose assecondano un immobilismo ghiacciato di inaudita immediatezza. In qualche caso compare un dinamismo cupo e suadente, pervaso da uno spleen romanticheggiante, di erotismo rassegnato, incompiuto. Ne conviene una sorta di neoclassicismo velatamente espressionista dove la vertigine del reale, la meraviglia dell’immondo, la perfettibile imperfezione si impongono come unici stilemi di una galleria di volti che descrive un’epoca decadente, afflitta, emaciata, sotterranea – underground -.
Mustafa Sabbagh nasce ad Amman (Giordania) e studia architettura all’università di Venezia. Dal 2006 insegna fotografia e comunicazione presso la Facoltà di Architettura del Università di Ferrara. Formatosi a Londra come assistente di Richard Avedon, nel 2007 svolge un progetto didattico di shooting alla Central Saint Martins College of Art and Design. Collabora e pubblica diversi lavori in numerose testate tra le quali Arena, the face, Vogue Italia, L’uomo Vogue, Rodeo, Gasby, Front, Kult, ecc. Dal 2004 partecipa a diversi progetti editoriali ed espositivi (bread & butter, Berlino,2004; Human game e Welcome TO MY HOUSE, Firenze, Fondazione Pitti 2006; Lee jeans book , Berlino; bepositive, edwin, forfex, Milano, White, 2009; Carne, Milano, Superstudio, 2009). Sempre nel 2009 partecipa a Like-us, mostra d'arte itinerante ed interdisciplinare che omaggia il genio di Tina Modotti, inserita nel Circuito Off di Bologna Arte Fiera.
giovedì 5 marzo 2009
"DAVANTI" di Jukka Reverberi inaugurazione con Library Tapes live-set domenica 8 marzo ore 18.00 Vetusta via Carteria 60
giovedì 22 gennaio 2009
n.23


“come una fiala rende dopo lunghi anni il profumo dell’essenza che vi fu un giorno contenuta, così certi oggetti conservavano pur qualche vaga parte dell’amore onde li aveva illuminati e penetrati quel fantastico amante.“ (Gabriele D’Annunzio, Il Piacere)
“(…) fu condotto in un vallon fra due montagne istretto / ove mirabilmente era ridutto / ciò che si perde o per nostro diffetto, / o per colpa di tempo o di Fortuna: / ciò che si perde qui, là si raguna / Le lacrime e i sospiri degli amanti, / l'inutil tempo che si perde a giuoco, / e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, / vani disegni che non han mai loco, / i vani desideri sono tanti, / che la più parte ingombran di quel loco: / ciò che in somma qua giù perdesti mai, / là su salendo ritrovar potrai. Ami d'oro e d'argento appresso vede / in una massa, ch'erano quei doni / che si fan con speranza di mercede / ai re, agli avari principi, ai patroni / Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede, / ed ode che son tutte adulazioni. / Di cicale scoppiate imagine hanno / versi ch'in laude dei signor si fanno. Di nodi d'oro e di gemmati ceppi / vede c'han forma i mal seguiti amori. / V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi, / l'autorità ch'ai suoi danno i signori. / I mantici ch'intorno han pieni i greppi, / sono i fumi dei principi e i favori / che danno un tempo ai ganimedi suoi, / che se ne van col fior degli anni poi. Ruine di cittadi e di castella / stavan con gran tesor quivi sozzopra. Domanda, e sa che son trattati, e quella congiura che sì mal par che si cuopra. / Vide serpi con faccia di donzella, / di monetieri e di ladroni l'opra: / poi vide bocce rotte di più sorti, / ch'era il servir de le misere corti. (…) Vide gran copia di panie con visco, / ch'erano, o donne, le bellezze vostre. / Lungo sarà, se tutte in verso ordisco / le cose che gli fur quivi dimostre; / che dopo mille e mille io non finisco, / e vi son tutte l'occurrenze nostre: / sol la pazzia non v'è poca né assai; / che sta qua giù, né se ne parte mai. (…) Era come un liquor suttile e molle, / atto a esalar, se non si tien ben chiuso; / e si vedea raccolto in varie ampolle, / qual più, qual men capace, atte a quell'uso. / Quella è maggior di tutte, in che del folle / signor d'Anglante era il gran senno infuso; / e fu da l'altre conosciuta, quando / avea scritto di fuor: Senno d'Orlando (storia di una fiala) . E così tutte l'altre avean scritto anco / il nome di color di chi fu il senno. / Del suo gran parte vide il duca franco; / ma molto più maravigliar lo fenno / molti ch'egli credea che dramma manco / non dovessero averne, e quivi dénno / chiara notizia che ne tenean poco; / che molta quantità n'era in quel loco. Altri in amar lo perde, altri in onori, / altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze; / altri ne le speranze de' signori, / altri dietro alle magiche sciocchezze; / altri in gemme, altri in opre di pittori, / ed altri in altro che più d'altro aprezze. / Di sofisti e d'astrologhi raccolto, / e di poeti ancor ve n'era molto.“
(Ludovico Ariosto, Stanze dell’Orlando Furioso, Canto XXXIV.
STEFANO PASQUINI
La veneratio nella luna ariostea. Elegia romantica all’ubiquo eternamente ripetuto
A cura di Patrizia Silingardi e Francesca Pincelli
17 gennaio – 28 febbraio 2009
vernissage sabato 17 gennaio 2009 ore 19.00
Narra Ludovico Ariosto che alla ricerca della perduta ragione dell’innamorato Orlando (racchiusa come distillato in una famigerata fiala), il cavalier Astolfo, a cavallo dell’Ippogrifo, approda in una fantasmagorica Luna ritratta come una disordinata cloaca postdiluviana in cui sono raccolte tutte le cose che si sono perdute sulla Terra. Sorta di grandiosa discarica di oggetti prossimi alla ripulsa e all’oblio, la Luna ariostea si presta all’omologia con i rovinosi fondali postmoderni cui l’estetica di Stefano Pasquini si rivolge per selezionare la “materia prima” che andrà a costituirne i manufatti artistici. Per curiosa similitudine la fiala descritta da Ariosto è conforme al capolavoro duchampiano 50 cc air de Paris (27.12.1919, readymade – ampolla di vetro, originale rotto e replica riparata fornita da Duchamp, 1949, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art, The Louise and Walter Arensberg Collection), opera emblematica al fine della comprensione della sezione di lavori quali sono stati scelti per tale evento espositivo. Della sterminata produzione artistica di Stefano Pasquini, la possibilità di contenere l’incontenibile, il gusto astruso per quegli oggetti ambigui, leggermente surreali, in cui si condensa un eccesso di senso e significato, è il pretesto per raccontare una sua indole estetizzante e marginale che si distingue dalla lungimirante ricerca kitsch e post-punk che caratterizza molta parte del suo lavoro . In particolare si tratta di una serie di assemblage catturapolvere e al limite della scultura, provocatori accumuli di oggetti disparati, incorniciature, grafismi a cui è assegnato lo statuto di reliquia, preziosimo e unicità. Permeata dalla passione duchampiana per la reticenza – intesa non come silenzio ma come ambiguità attraverso il silenzio - la selezione dei lavori sarà interessata da implicazioni sentimentali quali la preservazione, la testimonianza e l’affezione sentimentale. Dichiarati emblemi della Blank generation (“generazione del Nulla”), non senza colti riferimenti alle avanguardie dadaiste, surrealiste, situazioniste, a Duchamp, e a Warhol, essi sono oggetti, reliquie, su cui si sono avvalse, di volta in volta, le strategie del riciclaggio e sull’uso alternativo secondo un’estetica del rifiuto, un allure insieme dandy e sottoproletario, ricercato e dimesso che proclama un certo anarchismo in cui tutto è posto sullo stesso piano. In particolare, paradossalmente in luogo all’utopia nichilista, la rumorosità mondana del residuo postmoderno si placa nel silenzio apparente, nella volontà e nell’occasione in cui è possibile l’applicazione del principio “religioso” della veneratio. Finalmente posti sopra al “piedistallo” dell’Arte, elevati al rango, gli oggetti, in primo luogo misconosciuti, demitizzati, sottoposti al dislocamento e allo stravolgimento funzionale, appaiono infine come silenziosi, senza alcun racconto urlato e pittoresco, ora prostrati con discrezione alla benevolenza e alla venerazione dell’osservatore. E poiché la venerazione cui sono sottoposti è appassionata affermazione del presente ed assenso pieno verso la fatale contingenza della più anche umile materia, l’eterogeneità del suo lavoro si conforma ad un’elegia romantica di antica memoria adita alla rivelazione di un qualsivoglia contenuto emotivo sempre sottogiacente all’immanente ed immonda presenza fisica delle cose. Al punto più alto del suo universo sta l’opposto del Bello e del bene comunemente accettati, perché la società colga con raccapriccio le fascinazioni nel contempo e inestricabilmente futili e serie, dichiaratamente superficiali ma profonde, ingannevoli e immaginarie, efficaci perché vacue, potenti perché indeterminate, veritiere perché ambigue al limite del raziocinio.
Vetustaviacarteria60modena41100
Orari: venerdì e sabato 17.00 – 19.00 e su appuntamento
+39 3475601841+39 3316825625/studiovetusta@gmail.com/studiovetusta.blogspot.com
www.stefanopasquini.net
giovedì 15 gennaio 2009
cadeau (n17darkallure)
cadeau
(n17darkallure)
20dicembre2008/9gennaio2009
Morella, Berenice, Ligeia, Charles Baudelaire, Patti Smith, Arthur Rimbaud, Janet Frame, Matthias Grünewald di Aschaffenburg, Jacques Derrida, Christian Boltanski, Ingmar Bergman, Louise Bourgeois, La nausée di Jean Paul Sartre, Marlene Dietrich, Guido Reni, Antonin Artaud, Peter Murphy, Lydia Lunch, Diamanda Galas, Ian Curtis, Albert Camus, Sarah Kay, Bela Lugosi, Filippo Tommaso Martinetti, Santa Caterina da Siena, Jerzy Grotowski, Bruno Domount, Leonardo da Vinci, Joseph Beuys, Cristiane F., la Marchesa Luisa Casati con levriero, André Breton, Greta Garbo, il Conte Dracula, Marc Augé, Alice Liddell, Derek Jarman, Dr. Pignacca, Alfred Jarry, Gretel, Federico Fellini, Urs Lüthi, Julia Margaret Cameron, Man Ray, la Piccola Fiammiferaia, Andrej Tarkovskij, Andy Warhol, Michelangelo Merisi, Eleonora Duse, Biancaneve, Arnold Böcklin, Janis Joplin, Bacone, Chas Addams, Pier Paolo Calzolari, Yves Saint Laurent, Arthur Rackman, Abel Ferrara, San Michele Arcangelo, William S. Burroughs, Odilon Redon, John Everett Millais, Albert Einstein, Ildegarda da Bingen, Jeanne-Luc e Pierre Dardenne, Jules Renard, Giovanna D’arco, George Melies, Elvis Presley, Topogigio, Arthur Rimbaud, Jean Epstein, Meret Oppenheim, Diane Arbus, Cesare Pavese, Carlo Michelstaedter, l’estetica fané, Prassitele, Mina, Gustave Courbet, William Shakespeare, Charlie Chaplin, Gabrielle Chanel, Egon Shiele, Rosalba Carriera, Alfred Stieglitz, PaCman, Platone, Giacomo Leopardi, Arnold Böcklin, Maison Martin Margiela, William Morris, Properzia De Rossi, Walter Benjamin, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Piero della Francesca, Victor Horta, Martin Heidegger, George Brian Brummel(arbiter elegantiae, 1778-1840), Slavoji Zizek, Pippi Calzelunghe, Hans Bellmer, Weegee, Madelaine Vionnet, Paolo Uccello, Jules Laforgue, Barbey d’Aurevilly, Gina Pane, Mario Perniola, William Blake, Sigmund Freud, Rei Kawakubo, Piero Manzoni, Walt Disney, Carol Rama, ecc.
thanks to/avec la partecipation
Franca Antonelli, Colette Baraldi, Enrica Berselli, Alessio Bogani, Anna Lisa Bondioli, Diego Borgazzi, Barbara Bottini, Andrea Chiesi, Claudia Collina, Simone Fazio, Adriana Jebeleanu, Pier Lanzillotta, Sabrina Muzi, Corrado Nuccini, Stefano Pasquini, Adriano Persiani, Christian Rainer, Simone Rondelet, Mustafa Sabbagh, Gilda Scaglioni, Matteo Serri, Andrea Sessa, Ascanio Tacconi, ecc.
lunedì 10 novembre 2008

COLETTE BARALDI
n. 0
su due piedi
Della liquidità e dell’alchimia (per materia et per forma substantiale)
15 novembre – 13 dicembre 2008
vernissage sabato 15 novembre 2008 ore 19.00
“(…) allorché i corpi supercelesti esercitano la loro azione su un elemento, essi operano per loro similitudine e inoltre producono qualche cosa di somigliante a loro stessi e quasi della medesima specie. Dunque, giacché essi producono l’elemento dello elemento e la cosa elementata della cosa elementare, ne consegue necessariamente che vengono a partecipare essi stessi della natura dell’elemento. E per meglio comprendere ciò, occorre osservare che il Sole produce dal Fuoco corpi saturati di acqua urinaria e corpi cristallini sferici.“
San Tommaso D’Aquino, Trattato della pietra filosofale,
L’eccellente finezza miniaturistica che contraddistingue il disegno di Colette Baraldi si presta nel caso alla trascrizione convulsa di un onirismo cruento affine alla patologia melanconica. Marchingegni impossibili, oggetti d’orrore e d’anatema, trappole ed astrusi elettrodomestici affini a strumenti d’inquisizione reinventati nei materiali della quotidiana contemporaneità, compongono un intricato compendio enciclopedico in cui sono indagate le liquide alchimie della materia. L’assunto che ne conviene riguarda la trasmutazione degli accidenti esteriori della materia, lo svelamento dell’arcano e la conseguente rivelazione dell’intima natura di certi oggetti domestici mutati in qualcos’altro prima sconosciuto. Il sottile fluire della narrazione, sorta di estatico “disegno automatico-autobiografico”, allorché scomposto e frammentato, descrive dunque un laboratorio di ingegnosi strumenti, un armamentario di forni, lambicchi, vasi, contenitori, pinze, punte, crogiuoli, fiale, distillatori, in cui si mescolano elementi organici di sangue e carne con altrettanti frammenti metallici, plastici e della tecnologia. Nell’individuarne sofisticate Similitudini, metamorfosi ed oscure prassi al contempo simboliche e metaforiche, Colette Baraldi perviene ad una minuziosa catalogazione in cui il disegno è prossimo alle pratiche dalla magia-stregoneria-ciarlataneria contestualmente comprendenti tutte le categorie linguistiche dell’alchimia (tecnologiche, criptografiche, immaginifiche, antropomorfiche, fantastiche).
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