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Festival Filosofia 2008
19/20/21 settembre
Sulla Fantasia
studio vetusta presenta
Mundus est fabula: rêveries, illuminazioni e sogni lucidi
a cura di Patrizia Silingardi e Matteo Serri
Nell’ indagare la singolare elezione artistica in cui la fantasticheria riguarda il “dormiveglia” e la “mescolanza” tra le istanze del reale e le pulsioni dell’inconscio, il concetto di fantasia, sempre inteso nella sua accezione di creazione, meraviglia, finzione ed artificialità (come ciò che è fatto ad arte), è declinato nell’immagine della rêverie, dell’illuminazione e del sogno lucido. Queste tre stati, queste modalità in cui la fantasia si esplica come sutura tra reale ed irreale senza dimostrarsi come mera evasione disimpegnata è indagata come possibilità di approfondimento ed analisi della coscienza e del reale, come apertura alla creazione dell’universo. Contro il logos razionale, la preoccupazione dell’utile, la misura morale e la struttura immanente delle cose, la Fantasia riguarderà il dualismo in cui sono accostati sogno diurno/veglia notturna/illuminazione stupefacente. In essa andranno a configurarsi visioni fosche, promiscue, “sonnolente”, non disciplinate, non sottomesse alle sovrastrutture logiche, estetiche e morali. L’istanza fantastica avrà, in questi modi, una connotazione tutt’altro che spensierata ma essenzialmente colma d’ogni possibile libertà analitica da tradursi come “rivelazione sinestetica”, come “polifonia sensoriale”, “investigazione” e “significazione” dove di fatto tutti i sensi umani convivono in un’armonia universale per raggiungere la conoscenza suprema. Di qui le argomentazioni che andranno a costituire una “ricostruzione onirica di un mondo incantato” come estatica condizione d’accrescimento del senso del meraviglioso e della bellezza convulsiva, erotico-velata e magico-circostanziale dell’universo.
PROGRAMMA
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ADRIANO PERSIANI
Paraître (la rêverie)
Vernissage Venerdì 19 settembre 2008 ore 19.00
Una portantina barocca, un’apparato effimero per una parata, una grandiosa seduta mobile che significa l’inquietudine e la sospensione del viaggio e del passaggio attraverso mondi altri, indicibili perché composti dalla materia del sogno e della sua vacua rimembranza diurna. Le tenui tonalità spirituali della fantasticheria si stemperano si condensano in una sorta di volontà dedita all’empirismo, all’oggettualità concreta e tangibile. Come consueto nell’opera di Adriano Persiani, i materiali sono significazione e concetto, residuo simbolico di uno stato d’animo vicino all’inquietudine e per questo, le decorazioni, i drappeggi e le volute che adornano la portantina (rigorosamente realizzati in celeste stoffa chirurgica) si prestano a suggerire un mutamento percettivo che riguarda l’angosciante condizione del passaggio esistenziale.
Prima di essere creati o trovati, gli oggetti proposti da Adriano Persiani sono stato sognati; non pensati consciamente, nella meditazione che precede l’esecuzione dell’opera, ma concepiti per intero dal lavoro inconscio del sogno. Si tratta di “sogni-oggetto”, condensanti in essi un lavoro autoplastico e “alloplastico”. Tali manufatti entrano quindi in un complesso gioco di spostamenti e sostituzioni (sineddoche, metonimie, metafore) e saranno investiti di valenze simboliche da individuare secondo l’idea romantica della «irrimediabile inquietudine umana». L’oggetto artistico sarà allora un significante privilegiato che assume tutta una serie di contenuti instabili, ineffabili o aleatori, entrando in una catena diatronica di significanti (correlativi oggettivi) aperta nei due sensi (passato-futuro) e virtualmente infinita. In quanto luogo di investimenti immaginari esso si trova così associato ad un ruolo demiurgico, alla funzione modellatrice di grande ordinatore. Nello stesso tempo è confinato in uno spazio che è quello del residuo, traccia del continente scomparso qual è la fantasia onirica, il sogno lucido e l’allucinazione di cui è responsabile la rêverie. Ne conviene un nuovo statuto linguistico dell’oggetto che andrà ad approfondire la “psicologia dello stupore” manifestandosi appieno nella sua capacità simbolica, emblematica, evocativa e, non da ultima, nella sua effettiva eclissi funzionale.La rêverie rappresenta l’espressione di materiale notturno dimenticato nella limpidezza del giorno («La rêverie come stato dello spirito che si abbandona ricordi e immagini è per Bachelard la situazione in cui l’io, dimentico della sua storia contingente, lascia errare il proprio spirito e gode in tal modo di una libertà simile a quella del sogno (rêve), in rapporto al quale la rêverie indica tuttavia un fenomeno della veglia e non del sonno.» Pref. a G. Bachelard, La poetica della rêverie, 1960)
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FUMANA
presentazione della fanzine + sfilata di corpo bandistico a cura di Corrado Nuccini e Matteo Serri
Sabato 20 settembre 2008 ore 19.00
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L’illuminazione stupefacente: fondamenti naturali della fantasia (omaggio ad Albert Hofmann)
COLETTE BARALDI DIEGO BORGAZZI FRANCESCO GALAVOTTI MARC GILOUX TIMOTHY HUTCHINGS ADRIANA JEBELEANU CORRADO NUCCINI STEFANO PASQUINI CHRISTIAN RAINER GILDA SCAGLIONI ANDREA SESSA COSIMO TERLIZZI
Sabato 20 settembre ore 22.00
“Zero virgola cinque milligrammi di acido lisergico in soluzione, Tre gocce, un sorso. Si siede e aspetta. Il sole entra nella stanza bianca del suo laboratorio di ricerche farmacologiche, secondo piano della Sandoz, Basilea. Sono le due di un giorno speciale, il 19 aprile 1943: il chimico Albert Hofmann, 37 anni, da cinque impegnato in esperimenti sugli alcaloidi contenuti nella segale cornuta, ha appena ingerito la prima dose di LSD della Storia.”
Al di là degli innumerevoli fasti decadenti della Rivoluzione Psicadelica conseguente alla scoperta dei nuovi “Misteri Eleusini” da parte di Albert Hofmann (migliaia di artisti, scrittori e musicisti, simultaneamente, hanno la stessa visione sublime), il dato interessante è l’ammissione dell’esistenza di una diversa realtà trascendentale e fantastica che va al di là delle manifestazioni fisiche contingenti. Memore dei Paradis Artificiel baudelairiani, di contro ai “veli di Maya” e alle “caverne di Platone”, il chimico svizzero ha dimostrato come certe sostanze estratte dalle piante psicoattive, date certe condizioni, sono in grado di provocare stati visionari in cui la fantasia si dimostra essere l’eco di una verità trascendentale, primordiale e sconosciuta. Poiché è scientificamente dimostrato che la realtà percepita dai nostri occhi ritrae un mondo limitato alle capacità dei recettori e dei sensi umani (infatti, gli animali vedono e vivono la realtà in modo del tutto dissimile, e così per esempio le api, provviste di antenne visive sensibili alle lunghezze d’onda nello spettro ultravioletto e ultrarosso, vedono colori per noi invisibili) ecco che lo stereoscopico e floreale compendio fantastico conseguente all’’illuminazione lisergica perviene all’approfondimento e alla rivelazione della meraviglia ineffabile, al “vedere per la prima volta” i colori, la profondità e le segrete animazioni delle cose dell’universo. Infine, per edulcorare ulteriormente il maledettismo e le accezioni patologiche della fantasia sciamanica inventata da Hofmann, basti sapere che è scientificamente dimostrato che l’LSD, al contrario di molti stupefacenti del ventunesimo secolo, non produce dipendenza, non distrugge cellule e non ha controindicazioni mediche. L’unico incognita è superare lo “shock della rivelazione” («L’illuminazione consiste in una radicale modificazione di coscienza in cui il mondo esterno e lo “sperimentatore” stesso subiscono una profonda trasformazione che può colmare in gioia ma anche in sgomento. I confini tra mondo esterno e mondo interire sembrano completamente soppressi. Le sensazioni e la fantasia sono enormemente intensificate. Visioni fantastiche, ispiratrici a volte di una beatitudine tra le più sublimi, a volte di un terrore tra i più profondi, vengono vissute come totalmente reali. Spesso riappaiono alla coscienza vivide immagini di esperienze passate, appartenenti talvolta alla prima infanzia. L’illuminazione è conseguente all’assunzione di un particolare gruppo di droghe di cui sono state suggerite diverse denominazioni, quali: allucinogene, fantastiche, psichedeliche, enteogene. Per lo più in uso è ancor oggi il termine psichedelico, che significa espandere l’anima. Fondamentalmente queste sostanze sono: LSD (abbreviazione di Lysergsäure – diäthylamid: dietilamide dell’acido lisergico), psilocibina, messalina, nell’ordine della loro efficacia. È importante e interessante osservare come tutte queste sostanze siano in relazione con con le droghe sacre e le piante che sono state impiegate da millenni in ambito religioso e nelle pratiche magiche di guarigione in Messico e nelle adiacenti regioni del Centro America, dove ancora oggi vengono utilizzate secondo la tradizione.» A. Hofmann, LSD. I miei incontri con Huxley, Leary, Jünger, Vogt, 1980).
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Il sogno lucido: “Qualcosa di Alice (Něco z Alenky)
(Svizzera, Germania Ovest, Gran Bretagna, 1987)
Regia di Jan Švankmajer
Domenica 21 settembre ore 22.00
Sinossi: Alice sta con la governante sulle rive di un ruscello. È triste, tira sassolini nell’acqua. Sfoglia il libro della governante e si prende uno schiaffo sulla mano. Nella sua stanza Alice vede un coniglio impagliato prendere vita. Esce con lui dalla stanza e si ritrova in un campo. Il coniglio si infila in un cassetto di un tavolo. Alice lo segue. Un cunicolo e un ascensore. Alice, dopo essere scesa sempre più giù dietro al coniglio, cerca di aprire con una chiave minuscola una altrettanto minuscola porta. Scopre che se beve dell’inchiostro diventa piccola; se mangia un biscotto, ridiventa grande. Si mette a piangere e la stanza si allaga. Il coniglio naviga su una barchetta. Alice mangia dei dolcetti, diventa piccola, apre la porta, tutta l’acqua esce fuori e lei e il coniglio vengono trascinati via. Si ritrovano in un campo. Il coniglio la porta a casa sua. Alice, nella stanza del coniglio, beve dell’inchiostro, ridiventa grande e si barrica nella casa mentre il coniglio tenta di rientrarvi con l’aiuto di altri strani animali come una lucertola che ha un teschio per testa e delle galline che sembrano cavalli. Il coniglio lancia sassi verso Alice, i sassi si trasformano in dolci, Alice li mangia, ritorna piccola, scappa, è presa dagli animali, finisce in pentola, viene trascinata via dalle galline e chiusa in una specie di laboratorio dove dalle uova nascono scheletri di animali, dal pane spuntano chiodi, dalla scatole di cibo escono insetti. Alice trova la chiave della stanza. Esce, c’è un’altra stanza con dei buchi sul pavimento da cui escono lunghe calze che sembrano vermi. Alice fa incontri straordinari: abeti che diventano grandi e poi piccoli, una casetta da cui vengono gettati piatti e padelle, un pesce e una rana in abiti settecenteschi. Alice ritrova il coniglio e riceve un invito dalla Regina. Incontra anche il Cappellaio Matto che prende il tè col coniglio. Seguendo il coniglio, arriva dalla Regina che la vuole processare. Ma Alice mangia tanti dolci e si risveglia nella sua stanza.
Interamente girato con tecnologie obsolete in una vecchia panetteria di Praga trasformata in studio creativo, la famigerata fiaba vittoriana è qui trasposta seguendo l’estetica del sogno lucido, un sogno in cui si ha la percezione di stare sognando, di fantasticare. Le metamorfosi, i suoni reali, le nozioni di “condensazione-spostamento-sostituzione” che ne contraddistinguono l’intreccio scrupoloso alludono a e ricreano un allucinato senso di Realtà memore di subconscie ed indimenticate sensazioni infantili. Debitrice degli studi freudiani, rivelatori dell’enorme potenziale di un inconscio non imbrigliato dalla ragione, che appare come un universo inesplorato, libero e totalmente imprevedibile, in cui il sogno e la fantasticheria hanno una struttura, un significato, una finalità, un contenuto manifesto dello psichismo latente, la narrazione condensa una proposta di ricostruzione fantastica di una realtà che, sebbene di matrice onirica, riguarda i lucidi sensazionalismi della veglia.
Jan Švankmajer è autorevole portavoce del movimento “poetico” surrealista boemo che esiste dal 1934 ed è a tutt’oggi attivo nell’avvalorare una “poesia per i cinque sensi”, un’arte “leggera, sbarazzina, fantastica, gioiosa, antieroica ed amabile” che trasformi la vita in un “eccentrico carnevale , arlecchinata in sensazioni e immagini, ebbra banda filmica, caleidoscopio prodigioso”. Una delle caratteristiche del surrealismo ceco è infatti la costante meraviglia, il senso di stupore che accompagna ogni produzione artistica. Fondamentale è anche il determinismo fantastico aderente alla pratica della scrittura automatica che fu di Breton e Soulpaut. Infatti, come da definizione (“automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia con qualsiasi altro mezzo, il funzionamento reale del pensiero”), la scrittura automatica prevede di utilizzare a fini poetici il materiale onirico dei sogni notturni senza modificare nulla e anzi lasciando la possibilità nella più totale libertà e immediatezza, limitandosi a registrarne lucidamente il flusso quasi come sotto dettatura. Le sequenze di immagini e di parole s’inseguono e confondono, producendo cortocircuiti semantici, effetti di umorismo involontario, inedite analogie, esplosioni di nonsense, polivalenze ambigue e sconcertanti. La fantasia onirica sarà allora trasposta in maniera “empirista” come assioma di una letteratura visiva colma di distorsioni o torsioni di senso, di perdite di proporzionalità in cui è finalmente rivelata la realtà superiore di certe forme di associazione prima di ora trascurate ( “Un sogno lucido è un sogno in cui il soggetto si accorge di stare sognando. Quando le persone diventano consapevoli di sognare, il loro sogno non è generalmente «irreale» in ogni accezione del termine. Cioè non è vago, confuso, mal definito. Una volta che il sogno è arrivato al punto in cui chi sogna si chiede: «Quest’esperienza appartiene al sogno o alla vita reale?», il sogno sembra essere un’accurata imitazione della vita reale.” (C. Green, Sogni Lucidi, 1971)
vetusta
via Carteria 60, Modena
+ 39 347 5601841 + 39 331 7842175